L’agenzia su SATISFICTION

Uno splendido articolo firmato da Gianluca Minotti dedicato al romanzo “L’agenzia della buona morte”.

Ce ne accorgiamo quando leggiamo un romanzo, una storia. Come ogni cosa sia legata a un’altra; come ciò che noi siamo ora sia la conseguenza di quanto ci è accaduto precedentemente e delle scelte che abbiamo fatto per affrontare, superare, elaborare a nostro modo ciò che la vita ci ha riservato. Come in fondo tutta la nostra esistenza sia un lungo piano sequenza in presa diretta che il nostro sguardo non sa sostenere.

E così, per esempio, l’uomo che ora è in uno studio televisivo, davanti alle telecamere, pronto per essere intervistato da una bella e famosa conduttrice, ed entrare così nelle case di tutti gli italiani, fino a un po’ di tempo prima non lo avrebbe mai immaginato. Di essere colui il quale è adesso. Perché Marco Antonini è un produttore discografico di successo, ma l’intervista non riguarda il suo lavoro. No. Perché Marco ha smesso di fare il produttore discografico da quando ha perso la moglie in un incidente stradale e ha scoperto cose che non avrebbe mai voluto scoprire. Perché Marco aveva una vita ordinaria – magari anche straordinaria: una moglie, una casa con giardino, un lavoro, e invece un giorno si è accorto che tutto è come nella canzone No surprises dei Radiohead. Che la vita che la società vuole per noi è claustrofobica e insana. Un’illusione. Che siamo un po’ tutti come Thom Yorke nel video di No Surprises:

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